Critiche e Recensioni

Fin dall’antichità, alcune scritte, disegni, simboli, colori, hanno avuto per lunghissimo tempo, a funzione di tramandare conoscenze, o meglio di fornire ispirazioni, intuizioni. La mente umana, infatti, è in grado di contattare il piano sul quale i segnali si sedimentano, di codificarli per poi tradurli in un linguaggio comprensibile alla nostra soggettiva condizione.
Queste sono capacità che l’Umanità utilizza da sempre, anche se per molti non ve n’è una piena consapevolezza sul piano razionale. Aver le capacità di immettere in oggetti, ambienti o segni il proprio pensiero al fine di tramandare conoscenze anche complesse, è una condizione che l’Uomo ha spesso utilizzato.
Tale sistema supera i limiti dovuti all’uso di un linguaggio il qual per sua natura traduce un’esperienza, un pensiero in segni o suoni, ai quali si è deciso di dare un significato per comune convenzione.
In altro caso è l’esperienza diretta che viene trasmessa, senza mediazioni, è un patrimonio che passa da chi lo produce a chi lo raccoglie, senza bisogno di decodificazioni logiche, poiché l’unica decodificazione avviene attraverso la pura Percezione; sistema di comunicazione universale privo dei limiti di visuale di tipo culturale o di pensiero. Quello che viene percepito è l’elemento “sottile” che viene immesso nel fisico. Quando una persona con sufficienti conoscenze, percepisce attraverso l’elemento fisico, la parte sottile immessa, riceve messaggi i quali li faranno risuonare dentro ricordi e conoscenze nascoste. Ogni conoscenza ritrovata, riemersa, fornisce nuovi indizi, nuove chiavi di ricerca e di intervento sulla realtà in cui si vive. Diventa dunque possibile scavare nella memoria e far riemergere le tracce di un Cammino Iniziatico, che si identifica con una storia che non si narra sui libri di storia, ma in una corrente di pensiero che si ritrova in più età e civiltà. Quel punto intenso e profondo che contiene un patrimonio di Simboli ed Archetipi di cui ognuno di noi è più o meno consciamente possessore, è il ricordo ancestrale, che a volte emerge richiamato dallo stato onirico, evocato dalla meditazione o sotto il prepotente ed infinito stimolo artistico.
Essere coscienti è avere la Conoscenza, il fine ultimo della Vita dell’Uomo, è raggiungere la Conoscenza.

Oberto Airaudi (Falco), 'Albo d'Oro' F.I.A.F.T. 2006-2007, Terni (It)

Vedere con gli occhi di un bimbo e imparare a stupirsi di tutto, raccontarsi senza pudori e, facendolo, riuscire a raccontare di tutti. Un miracolo di sintesi di opposti, di poesia e di entusiasmo, di energia e delicatezza. Claudio Anzidei vive una identificazione totale con la sua Arte, in una sua realtà priva di contraddizioni, fondata invece su una straordinaria osmosi tra sentimenti ed espressività, tra il sognato e il vissuto. I suoi colorismi accesi, la fantasia straripante, ne fanno una gioia per gli occhi: Artista informale, e quindi per definizione astruso e da interpretare, si fa invece comprendere senza alcuno sforzo, con facilità, sollecitando in noi spettatori chiavi di lettura che nemmeno sapevamo di possedere. La sua forza evocativa gli deriva da una non comune capacità di appropriarsi di fondamenti cromatici e formali in grado di suscitare ancestrali associazioni mentali da cui discendono poi sensazioni che a loro volta generano sentimenti. Un gioco di rimandi a segni esoterici, ad elementi “magici” che attengono ad una antropologia Arte ricca di riferimenti.

Segni, simboli, allegorie che regalano a ciascuno un profumo, una sensazione di calore, di appagamento che al di la della sensibilità di ciascuno, tendono a divenire universali.

Giuseppe Palomba, Critico d’arte, “Omaggio a Modigliani - Giugno 2006” Palazzo Doria - Napoli (It) - Luglio 2006 - Antichi Arsenali Navali di Amalfi - Amalfi (It) - Luglio 2006 - Officina della Memoria - Fiuggi (It)

Claudio Anzidei costruisce le sue opere con i mattoni delle emozioni che condizionano la sua natura di passionale interprete dei moti dell’animo.
Ogni immagine diviene così il traslato di un suo vissuto interiore, che ne condiziona in modo assolutamente positivo, la creatività; e questa a sua volta si traduce in una forza dirompente che genera nello spettatore un’ empatia emozionale a dir poco suggestiva.
E’ allora, che i suoi rossi spezzano le monotonie, le sue pietre, i suoi vetri colorati creano motivi di spazialità che ciascuno di noi può assumere e vivere come propri, tale ne è la tanta forza evocativa. Nella pitturo di Claudio Anzidei è predominante un sentire cromatico assolutamente originale; l’utilizzo di vernici e materiali inusuali ne caratterizza la materialità che fa da energico contraltare od un afflato creativo-emotivo di grande delicatezza e vigore insieme, conferendo ai suoi quadri grande organicità nel continuum “forma-materiale-contenuto-significato” che ne è la chiave di lettura più indicata. La ricerca di un totale coinvolgimento emotivo tra Artista e fruitore dell’opera giunge così a compimento felice. L’Artista, appagato, scruta l’orizzonte dei sentimenti attento alla visione di un nuovo miraggio e noi, col fiato sospeso, aspettiamo di sapere dove ci condurrà… Una delle caratteristiche principali, requisito essenziale e irrinunciabile per un Artista di livello, è la riconoscibilità. Quello che ci fa distinguere Picasso da Von Gogh, Vermeer da Mirò. E’ un elemento che dà la misura di un temperamento, di un’abilità tecnica, di un complesso di emozioni, percezioni, capacità che marcano un’opera col segno indelebile di un Artista.
La riconoscibilità è una caratteristica indiscussa delle opere di Claudio Anzidei; e questo ci consente di inserire l’artista modenese nel novero di quanti riescono a emergere dal mare magnum dell’arte diffusa. Anzidei lavora a un progetto preciso di espressione e contenuti che gli consente di realizzare opere non confondibili, personali, in una parola riconoscibili. Davanti ai suoi cuori giganti, alle perline, alle tessere di vetro, ai suoi colori forti e “presenti” è prima il cuore, poi la mente a fartelo riconoscere come voce fuori dal coro, come un Artista che conosce le parole per parlare a ciascuno di noi.

Giuseppe Palomba, Critico d’arte, “Arteteatro - Gennaio 2006” Teatro Flaiano - Roma (It)

La pittura di Claudio Anzidei è caratterizzata da un’astrazione d’impianto geometrico-simbolico-decorativo, che non si rivolge alla realtà oggettiva, ma alla realtà interiore, in cui si rispecchia l’evoluzione ancestrale di simboli esoterici, ma anche la fenomenologia esistenziale dell’uomo contemporaneo. Un caleidoscopio vario e vivo di effetti cromatici, in cui la fantasia anticipa il futuro scavando nel passato: futuro e passato che non sono soltanto sensazione di realtà legate al tempo, ma suppongono un mutamento, una trasformazione, altri desideri, nuove, inedite realtà.
‘Guarda bene in fondo alla tua anima… troverai te stesso…’; un’esortazione spirituale dell’artista, ma nel tempo stesso umana e profonda, che stimola ad un esame introspettivo rigoroso, rendendosi conto che l’uomo sulla terra è di passaggio e per questo è sempre alla ricerca del Trascendente…; una catarsi, quindi, che scaturisce dall’anima assetata di verità. Le composizioni colorico-materiche di Anzidei hanno nel loro simbolismo geometrico, il calore delle cose rivelate, il fascino del racconto per immagini che lo spirito vive alla ricerca di un ideale di perfezione e di armonia simbolica.
Anzidei dipinge con un’immediatezza ragionata, con una tecnica segnico-ritmica e musicale e dà libero sfogo alle sue energie gestuali che diventano segni decorativi, intrecci misteriosi, simbologie arcane e magiche costellazioni. Una pittura astratta di ‘tessuto’ e di ‘materia’, che per la sua gestualità, per l’applicazione di resine e sostanze vetrose e per il segno corposo del colore si avvicina all’informale. I tratti fluidi dell’impaginazione astratta, favoriscono i vari legami tra gli elementi grafici colorati che si ordiscono in un racconto continuo, riuscendo a comunicare percezioni poetiche, scandite in ritmi musicali, evocativi di un mondo interiore, sensibile alla realtà delle cose e alle verità segrete dello spirito. Si tratta di un’arte tesa ad esplorare e far emergere il mondo interiore dell’uomo, tramite le molteplici possibilità espressive del segno, della luce e dei colori, applicati sulla tela in strati geometrici, che mostrano i graffiti moderni di un ‘passaggio’, della presenza esistenziale dell’uomo sulla terra, che rievoca delle sensazioni vissute nel tempo, tramite segni simbolici, che assumono una loro originale fisionomia espressiva.

Fabio Tedeschi, Forum Artis - Contemporary International Magazine - Gennaio 2006